Archivio della categoria “Primo piano”

Io non sono razzista ma, anzi sì

BREVIARIO di LUOGHI COMUNI
del razzista medio
in voga nell’Italia del secondo millennio
di Enrico BALDIN (da Popoff, 29 marzo 2017)

Se lavorano non va bene perché tolgono il lavoro agli italiani,
se giocano non va bene perché non fanno un cazzo.

Se lavorano per due soldi non va bene perché fanno concorrenza al ribasso agli italiani,
se pretendono di esser pagati il giusto ecco che oltre a tutto quello che gli diamo hanno anche pretese.

Se sono negli appartamenti non va bene perché troppo comodi,
se li ammassi nei centri di permanenza non va bene perché sono troppi e alla gente fa paura.

Se il prefetto ti convoca per concordarne la distribuzione nel territorio non ci vai perché non li vuoi,
se il prefetto te li manda non li vuoi perché non era stato concordato.

Se vengono dalla guerra non va bene perché la usano come scusa per chiedere asilo,
se sono migranti economici non va bene perché devono tirarsi su le maniche a casa loro.

Se li lasci liberi non va bene perché sono liberi di delinquere,
se li rinchiudi in qualche centro non va bene perché spendiamo soldi per i centri.

Se dici che vanno accolti portateli a casa tua,
se li porti a casa tua sei complice dell’invasione.

Se gli fai scuola di italiano le coop lucrano,
se non imparano l’italiano non va bene perché non si integrano.

Se chiedono una moschea in cui pregare non va bene per le radici cristiane,
se pregano senza chieder nulla non va bene perché fanno covi di jihadisti.

Se…

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“Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto
vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere.
Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del
mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare queste
estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia
su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui
unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a
speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non
potranno mai mantenere le loro promesse. Ma una cosa è certa: costruire muri al
posto di ponti e chiudersi in ‘stanze insonorizzate’ non porterà ad altro che a una
terra desolata, di separazione reciproca, che aggraverà soltanto i problemi”.

Zygmunt Bauman

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Il Manifesto della Comunicazione non Ostile

 

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Senso

Giovanni De Mauro

(Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale)

Al centro di Trafalgar square, di fronte alla National gallery di Londra, c’è la colonna di Nelson. Fu costruita nel 1840 per commemorare Horatio Nelson, ammiraglio britannico ucciso il 21 ottobre 1805 nella battaglia di Trafalgar. La notizia della sua morte uscì in prima pagina sul Times il 6 novembre, quindici giorni dopo. Oggi avremmo ricevuto la notizia in pochi minuti, forse secondi, raccontava qualche settimana fa Alan Rusbridger, ex direttore del Guardian, a un gruppetto di studenti.

Senza nessun rimpianto o nostalgia per un passato in cui le notizie importanti impiegavano quindici giorni ad arrivare, c’è da notare però che l’accelerazione esasperata di oggi rende difficile prendere le distanze dagli eventi per vederli in prospettiva, per tentare di ricostruirne il senso, unire i puntini per capire quale disegno emerge, e impiegare il tempo necessario per leggere, verificare, approfondire, fare tutte le domande che servono. È difficile, e forse perfino sbagliato, resistere alla tentazione di usare gli strumenti che abbiamo a disposizione per informare tempestivamente il maggior numero possibile di persone, ma dobbiamo anche essere consapevoli dei limiti e dei rischi, e cercare di prendere ogni precauzione, per esempio privilegiando sempre la qualità e mai la quantità, l’accuratezza e non la velocità.

La rapidità stordente con cui passiamo da una breaking news all’altra, oltre a depositare strati successivi di angoscia e a restituirci un mondo apparentemente senza senso, lascia una scia di imprecisioni, di inesattezze, di notizie incomplete che poi si rivelano scorrette quando non semplicemente false. Notizie che successivamente nessuno si prende la briga di correggere o di completare e che però contribuiscono a formare la nostra idea di cosa succede nel mondo, condizionando le nostre scelte e inquinando le nostre decisioni.

“Dobbiamo cercare di non essere indifferenti all’emozione generale e, soprattutto, alla sofferenza delle famiglie, ma dobbiamo anche mantenere salda la barra della ragione, dell’analisi e dell’inchiesta”, ha scritto Edwy Plenel su Mediapart subito dopo la strage di Nizza. Plenel prendeva spunto da un editoriale dello scrittore Albert Camus, uscito l’8 settembre del 1944 sul quotidiano francese Combat e intitolato “Giornalismo critico”: “Si cerca di informare presto invece di informare bene. Ma la verità non ci guadagna”.

Fonte: articolo pubblicato il 22 luglio 2016 a pagina 5 di Internazionale, con il titolo “Senso”

http://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2016/07/21/senso-notizie-breaking-news-giornali

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17 maggio: Giornata internazionale contro l’omofobia

Essa interpella l’umanità intera ad un necessario ed urgente impegno comune per far cessare discriminazioni e persecuzioni nei confronti degli esseri umani in relazione alle loro situazioni e scelte affettive e sessuali.

Così come, anche meditando su tragiche esperienze storiche, l’umanità ha sentito il dovere di opporsi alle discriminazioni e persecuzioni crudelmente inflitte prendendo a pretesto altri elementi caratterizzanti l’identità di una persona, occorre che discriminazioni e persecuzioni cessino anche in riferimento all’orientamento sessuale e alle relazioni affettive.

La Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 3 afferma limpidamente che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ed il Parlamento Europeo con la Risoluzione del 26 aprile 2007 sull’omofo bia in Europa ha detto una parola definitiva ed enunciato un impegno cogente per far cessare la violenza omofoba, istituendo peraltro anche la Giornata del 17 maggio “quale Giornata internazionale contro l’omofobia” (art. 4).

Nella sfera della sessualità, è fin banale dirlo un secolo dopo l’opera di Freud, si attua un profondo intreccio tra corporeità e cultura, dimensione affettiva e pensiero logico e discorsivo, riconoscimento di sé e dell’al tro e pratiche comunicative, vissuto esistenziale e trama relazionale, nessi infrapsichici ed interpersonali: forse nulla è più intimamente e problematicamente costitutivo dell’identità del singolo e nulla è più sociale e culturale di tale sfera. E non a caso sul legame riduzionista e sulla imposta confusione tra la sfera della sessualità e quella della riproduzione si è costituito ed agito per secoli un brutale dispositivo di repressione e controllo sociale su cui il pensiero e la prassi del movimento femminista di liberazione dell’umanità ha saputo fare piena luce denunciandone la disumana violenza, e studiosi come Michel Foucault hanno condotto ricerche decisive da cui tutti abbiamo molto appreso.

La difesa della dignità umana di tutti gli esseri umani richiede qui ed ora un impegno corale e persuaso contro la violenza omofoba così come contro la violenza razzista, contro la violenza maschilista, contro la violenza totalitaria, contro la violenza sfruttatrice, mercificante, consumista, alienante, ecocida.

Fonte: Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, 16 maggio 2013.

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